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Coordinamento Salvascuola CONFERENZA STAMPA – INCONTRO DIBATTITO Lunedì 12 aprile 2010, Aula magna del Liceo “A. Volta” Colle di Val d'Elsa
“A scuola ascoltai a fondo le lezioni. Mi accorsi di come erano importanti le cose che imparavo. Era bello che un uomo le metteva davanti a un'assemblea di giovani seduti, che avevano uno slancio nell'ascolto, nell'afferrare al volo. Bella un'aula in cui stare per conoscere. Bello l'ossigeno che si legava al sangue e che portava in fondo al corpo il sangue e le parole. Belli i nomi delle lune intorno a Giove, bello il grido di “Mare, mare” dei Greci alla fine della ritirata, bello il gesto di Senofonte di scriverlo per non farlo smettere. Bello pure il racconto di Plinio sul Vesuvio esploso. Le loro scritture assorbivano le tragedie, le trasformavano in materia narrativa per trasmetterle e così superarle. Entrava luce in testa come ne entrava in aula. Fuori era un giorno lucente, uno di maggio finito nel mazzo di dicembre. (Erri De Luca, Il giorno prima della felicità , Feltrinelli 2009)
Ci troviamo qui accomunati da una condizione e da un interesse comune: cittadini di questo stato che hanno a cuore la scuola pubblica. Nella Costituzione è scritto: Art. 34: - La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore […] è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Art. 33: - L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Calamandrei commenta: “ Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. La scuola è aperta a tutti. Lo stato deve costruire scuole ottime per ospitare tutti. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti ”. Art. 3: - Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali. Art. 51: -Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalle legge. Art: -38: - Gli inabili […] hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Citando ancora le riflessioni estremamente attuali di Calamandrei affermiamo che “la scuola è organo centrale poiché risolve il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente (non solo politica) ma anche nel senso culturale e tecnico. Questa classe non deve essere casta ereditaria, chiusa, oligarchia, un ordine. La classe dirigente nel nostro pensiero democratico deve essere aperta e sempre rinnovata dall'afflusso verso l'alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. A questo deve servire la democrazia: permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità.(…) Scuola di stato prima di tutto. Scuola pubblica . Per avere una scuola privata buona bisogna che quella dello stato sia ottima. (…) Quando la scuola pubblica è così forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene . (…) La scuola pubblica è espressione di unità, coesione, uguaglianza civica, la scuola privata di varietà. (…) La scuola provata deve essere stimolo allo stato, non motivo di abdicazione. (…) La scuola di stato deve essere una garanzia perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito”. La scuola privata con la riforma Gemini completa una trasformazione già avviata in scuola privilegiata, sovvertendo gli equilibri. Calamandrei segnalava anche un altro pericolo, lo faceva nel 1950, ma le sue parole si leggono al presente: “è il pericolo del disfacimento morale della scuola: serietà, onestà, puntualità. Idee semplici: fare il proprio dovere, fare lezione. La scuola è una scuola del carattere, formatrice di coscienze, formatrice di persone oneste e leali. Si è diffusa l'idea che tutto questo è superato, che non vale più. Oggi valgono gli “appoggi”. Questo è il pericolo: il disfacimento morale della scuola di cui è ampiamente responsabile la crisi etica sociale, grave e globale più di quella economica. Proprio per questo è necessario ripartire dalla scuola e dal suo valore formativo. Margherita Hack, nel suo Libera scienza in libero stato (edito da Rizzoli nel 2010), riprende, attualizza e integra le parole di Calamandrei. Secondo l'analisi dell'astrofisica, l'elemento che non favorisce la consapevolezza scientifica e la ricerca nel nostro paese è l'ottusità della classe politica: “ la scarsa considerazione che la nostra classe politica e in particolare quella più recente riserva all'istruzione, all'università e alla ricerca – scrive lo scienziato - è la conseguenza del basso livello culturale della gran maggioranza degli eletti in Parlamento (…) Scarso il valore che l'Italia riconosce alla cultura e alla ricerca e alla tanto celebrata innovazione che evidentemente riempie le bocche ma non le tasche (…) nel nostro paese quando si deve tagliare si tagliano cultura e ricerca ritenute evidentemente un inutile lusso” . E se la crisi economica, globale e assoluta, indiscutibile, pare intervenuta ad argomentare l'imprescindibile essenzializzazione si possono usare la parole con cui il presidente Barak Obama si è rivolto nell'aprile del 2009 alla National Academy of Sciences: “ In un momento difficile come il presente, c'è chi dice che non possiamo permetterci di investire in ricerca, che sostenere la scienza è un lusso quando bisogna dare priorità a ciò che è assolutamente necessario. Sono di opinione opposta. Oggi la ricerca è più essenziale che mai alla nostra prosperità, sicurezza, salute, ambiente, qualità della vita. […] Per reagire alla crisi, oggi è il momento giusto per investire molto più di quanto si sia mai fatto […] anche se in qualche caso i risultati si potranno vedere solo fra dieci anni o più: […] i finanziamenti pubblici sono essenziali proprio dove i privati non osano rischiare”. La scuola pubblica offre a TUTTI pari opportunità, educa alla cittadinanza civile, alla tolleranza, dà a tutti le stesse possibilità di realizzazione. La scuola non produce, non addestra e non ammaestra, forma cittadini, cresce individui. Si preoccupa della persona come tale e non meramente ed esclusivamente del suo addestramento professionale, univoco e pertanto pericoloso in tempi di crisi e richiesta di flessibilità per sostenerla. Forma cittadini che potranno essere versatili grazie alla cultura, flessibili grazie alla formazione, capaci e vivi, persone grazie agli interessi. TORNA ALL'INDICEL'ITER DELLA RIFORMA GELMINI TRA DUBBI E CERTEZZE Con l'approvazione delle Legge n. 133 del 6 agosto 2008 “conversione in legge con modificazione del decreto legge 25 giugno 2008 recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività , la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, la scuola italiana cristallizzata per decenni volta pagina , tutti gli ordini di scuola sono coinvolti nel processo di cambiamento con ripensamento dei quadri orari e uno sfoltimento degli indirizzi. La riforma della scuola secondaria superiore sconvolge un impianto che risale alla Legge Gentile del 1923, spariscono, infatti, i 396 indirizzi sperimentali , i 51 progetti assistiti , nonché le tantissime sperimentazioni attivate , si istituiscono sei licei, gli istituti tecnici da 10 con 39 indirizzi scendono a 2 con 11 indirizzi ,i professionali da 5 corsi e 27 indirizzi passano a 2 corsi e 6 indirizzi , ciò assieme alla reintroduzione dei moduli orari di 60 minuti e della figura del maestro prevalente nella scuola primaria, ha consentito di definire questa riforma “epocale “ . Le norme, i regolamenti e gli schemi di regolamento che hanno trasformato la scuola italiana sono nella loro quasi totalità attuativi dell'art.64 della Legge n.133/2008, sopracitata, e della Legge n. 169 del 30 settembre 2008- conversione in legge con modificazioni del decreto legge 1 settembre 2008 n. 137 recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università. Da tale informazione emerge che la riforma “epocale” della scuola italiana trova il suo fondamento in problematiche di carattere economico e finanziario come denota l'inserimento del citato art.64 della Legge n.133/2008 nel titolo : “Contenimento della spesa per il pubblico impiego “,e non parte dall'esame dei bisogni educativi e delle esigenze didattiche dei soggetti direttamente coinvolti nel processo. Già in passato la scuola italiana era stata sconvolta da processi di riforma,mai totalmente completati, anzi potremmo dire quasi totalmente annullati ad ogni cambio di legislatura,ricominciando ogni volta da capo. Sempre, però, tali eventi riformistici erano stati preceduti da un dibattito, più o meno vivace, più o meno intenso, di carattere pedagogico e culturale nel tentativo di rincorrere il miglior ordinamento scolastico. Persino il ministro Letizia Moratti aveva convocato gli Stati generali della scuola. Tutto ciò non è avvenuto, questa volta non si è discusso, non c'è stato alcun confronto,soprattutto non sono stati interpellati i diretti interessati : allievi, docenti, genitori, personale Ata. Dall'esame dell'iter seguito per arrivare a definire il nuovo ordinamento scolastico traspare che l'azione del Ministero è stata guidata dalla volontà di accelerare i tempi di attuazione , avviando la riforma seppure i decreti di riordino della scuola secondaria superiore non possono considerarsi definitivi, e a tutt'oggi non costituiscono una norma in vigore .I regolamenti attuativi, infatti, sono stati firmati dal Presidente della repubblica solo in data 15/3/2008, come ha comunicato ufficialmente il Ministero dell'istruzione con una breve nota inserita nell'apposita sezione del sito dedicato alla riforma del secondo ciclo, a ciò deve far seguito il parere della Corte dei Conti e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. A questo proposito qualcuno potrebbe obiettare che altre volte nella storia costituzionale del nostro paese norme e disposizioni hanno trovato applicazione prima che fossero formalmente in vigore, forzando la regola di cui all'art.73 della Costituzione, secondo cui le leggi e i provvedimenti normativi entrano in vigore di regola dopo 15 giorni dalla pubblicazione sulla G.U. Si può ricordare la Legge n. 820 del 1971 con la quale si dava avvio al tempo pieno della scuola elementare o , ancora,l'iter che nel 1974 portò all'introduzione dei decreti delegati. In questi casi,però, non si trattava di provvedimenti di riordino dell'intero sistema scolastico, ma di aspetti relativi a quello che oggi definiremmo ampliamento dell'offerta formativa e allargamento della partecipazione alle istituzioni scolastiche delle componenti dei genitori e degli studenti. Questa riforma , invece, sin dall'inizio si è scontrata con i tempi della scuola; come già era avvenuto per il riordino della scuola primaria, anche per la scuola secondaria superiore l'avvio della riforma è scandito da una discutibile lotta contro il tempo, che sta travolgendo le istituzioni scolastiche che non hanno potuto metabolizzare i cambiamenti apportati , e ancora molti aspetti sostanziali e funzionali al riordino devono trovare una loro definizione. L'iter della riforma , va detto, non è stato lineare, infatti a settembre 2009, il Consiglio di Stato aveva bloccato i decreti, muovendo rilievi sull'uso della legge delega per un provvedimento che a detta anche di altre fonti, scavalcava le prerogative del parlamento. Il CdS ,infatti, osservava che nel riordino della scuola secondaria superiore ci si era spinti “oltre i limiti della delega concessa al governo”, delega che aveva come priorità ”il contenimento della spesa e la razionalizzazione delle risorse”, rilevando come i regolamenti non si limitassero alla ridefinizione dei piani di studio alle revisione dei quadri orari, ma contenessero disposizioni che eccedevano tali limiti. A fronte di questi rilievi il MIUR forniva i chiarimenti richiesti e il Consiglio di Stato dava via libera ai regolamenti attutivi del riordino scolastico in data 13 gennaio 2010, raccomandando, però, di completare l'intero iter con ulteriori atti regolamentari per definire diversi punti importanti previsti dall'art.8 comma 2 e comma 3 : -indicazioni nazionali su competenze, abilità, conoscenze -criteri di raccordo della transizione dal vecchio al nuovo ordinamento -quadro orario che regola il passaggio da 36 a 32 ore settimanali -classi di concorso - criteri di insegnamento in lingua inglese di una materia non linguistica dell'ultimo anno - indicatori di valutazione e autovalutazione degli istituti. Ancora c'è silenzio assoluto sui programmi, quadri orari, classi di concorso,….sulla pubblicazione dei regolamenti sulla G.U .Adottare nuovi regolamenti,come suggerito dal Consiglio di Stato, significa dar seguito alla complessa procedura di pareri previsti di Commissione Camera e Senato, CnPI, Consiglio di Stato, Conferenza Stato-Regioni. I tempi sarebbero assolutamente insufficienti. Nonostante ciò, per rendere più veloce il cammino della riforma, il Consiglio dei ministri insieme all'approvazione dei decreti concernenti la scuola secondaria superiore decideva di attuare una campagna informativa sulla caratteristiche dei nuovi licei, tecnici e professionali, e poiché le novità necessitano di essere comunicate, metabolizzate e messe in atto , il Miur ha posticipato la scadenza per le iscrizioni a fine marzo con circolare ministeriale n.17. La campagna informativa , come affermato dal Ministro Gelmini”, prevede la messa a disposizione dei quadri orari, profili di uscita e le caratteristiche di ciascun corso e contemporaneamente sarà anche resa disponibile una mappa geografica della nuova offerta formativa: cioè dove si trovano i nuovi licei, i nuovi indirizzi degli istituti tecnici e professionali. In questo modo i genitori potranno scegliere avendo una visione complessiva di ciascun percorso di studio, ma anche della loro collocazione. Le tabelle di confluenza previste consentiranno, infatti, di offrire ai genitori tutte le informazioni anche logistiche, relative all'offerta formativa dell'anno scolastico “2010/2011”. La riorganizzazione del sistema, quindi, coma ha fatto osservare il Ministro per le relazioni con il parlamento renderà più semplici, lineari e trasparenti le informazioni alle famiglie costrette fino ad ora a districarsi tra ben 396 indirizzi sperimentali. Ad oggi le iscrizioni sono state raccolte,e la campagna informativa c'è stata………? Se così fosse oggi non saremmo qui. Al momento, pertanto, come avrete compreso ci sono poche certezze e ancora molti dubbi da chiarire. TORNA ALL'INDICE Il mio intervento è ispirato non da un interesse personale o di categoria. Il mio interesse è quello di tutti noi come genitori e più genericamente cittadini. Insegno, infatti, nelle scuole medie, non nella scuola primaria o nella scuola dell'infanzia, ma ho una figlia di cinque anni e ho trovato doveroso leggere attentamente la riforma del Ministro Gelmini quando i giornali, i media e il Ministro stesso hanno annunciato profondi cambiamenti a carico di questi due ordini di scuola. Appartengo, infatti, a quella categoria di persone che ancora credono che la cultura sia per ogni persona il principale strumento che garantisce possibilità di riuscita e di realizzazione nella vita. E' la storia di mio padre, proveniente da una famiglia molto modesta, ad avermi trasmesso questo valore. La scuola italiana negli anni ha subito forse poche modifiche, le scuole superiori non erano riformate dal 1923, anno della riforma Gentile. Forse è anche per questo che la Scuola oggi risulta essere inadeguata a garantire ai nostri giovani la giusta preparazione per rapportarsi a una società complessa e globalizzata come la nostra. Ma questo discorso non valeva per la scuola dell'infanzia e la scuola primaria, due fiori all'occhiello per il nostro Paese. Venivano dall'estero delegazioni incaricate di studiare l'organizzazione di questi ordini di scuola perché giudicati all'avanguardia, per il modo in cui si lavorava per l'integrazione dei diversamente abili, per il modo in cui si parlava di saperi e cura del minore, di osservazione e progettualità, di organizzazione dei tempi e degli spazi. Questa riforma ha di fatto trasformato, o per meglio dire deformato, il profilo di queste scuole e con il mio intervento vorrei entrare nel particolare dei provvedimenti che hanno reso possibile ciò. Nella scuola dell'infanzia sono stati ripristinati gli anticipi e la possibilità dell'estensione del tempo scuola a 50 ore senza garanzie di compresenza. Nella scuola primaria, invece, le compresenze sono state abolite del tutto. Parallelamente a ciò, il Ministro Gelmini ha annunciato e spronato le famiglie a scegliere l'orario di funzionamento limitato al solo turno antimeridiano, comprimendo, di fatto, il diritto al rispetto dei tempi e dei ritmi di apprendimento, invocati dalla pedagogia contemporanea. Questi primi provvedimenti sono probabilmente i più significativi perché condizionano qualunque prospettiva di qualificazione dell'offerta formativa ed educativa. Un'offerta educativa capace di coniugare le categorie pedagogiche della cura e dell'apprendimento all'interno di contesti educativi pensati e progettati in funzione delle specifiche esigenze di questa fascia di età e non con il fine di usare la scuola come un ammortizzatore sociale. Le compresenze sono state spacciate per privilegi da fannulloni, mentre rappresentavano l'unica garanzia per un'azione educativa veramente attenta alle esigenze di ogni bambino. Nelle scuole elementari c'è stato il ritorno al maestro prevalente, per cui i maestri che ormai da anni insegnavano o solo le materie letterarie o solo le materie scientifiche, oggi le insegneranno entrambe, senza essere supportati nel processo di riqualificazione professionale che è loro richiesto. La conseguenza sarà, dunque, l'abbassamento della qualità dell'insegnamento. Saranno progressivamente eliminati gli insegnanti specialisti di lingua inglese, che saranno sostituiti dai maestri delle altre discipline dopo aver fatto loro seguire un corso di 200 ore. A tal proposito vorrei sottolineare che le migliori scuole private, sostenute in maniera sempre più massiccia dal Governo attraverso incentivi alle famiglie, non funzionano così. Di ore di Inglese se ne fanno molte di più e meglio che nella scuola pubblica, gli insegnanti sono numerosi e specializzati e il tempo scuola non è ridotto al solo orario antimeridiano. LA SITUAZIONE NELLA SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO I tagli che il ministro Gelmini ha apportato all'orario delle scuole secondarie di primo grado, hanno fatto sentire il loro peso fin dall'inizio dell'anno scolastico. Nelle scuole medie c'è stata una riduzione a 18 ore effettive d'insegnamento per ogni cattedra. Questo ha comportato un singolare spezzettamento orario: se fino all'anno scorso un insegnante di lettere era abituato a lavorare in due classi, a partire da quest'anno è costretto ad insegnare almeno in tre. C'è poi il caso estremo di chi lavora anche in sette classi, o addirittura in diciotto (è il caso degli insegnanti cui sono state assegnate le sole ore di approfondimento di italiano, divise in un'ora per ogni classe per un totale di diciotto ore settimanali.) A questo c'è da aggiungere che il numero minimo di studenti per la formazione di una classe è aumentato con la conseguenza di ottenere aule molto più affollate. ALCUNE "SEMPLIFICAZIONI" PORTATE DALLA "RIFORMA" Una delle affermazioni utilizzate più spesso a sostegno, e giustificazione, di questa “riforma” (anzi più correttamente di questo “riordinamento del sistema d'istruzione superiore di secondo grado”) è stata la seguente: occorreva semplificare! Vediamo adesso rapidamente alcuni aspetti di questa “semplificazione” della scuola superiore :
Corsi di recupero, Supplenze, Corsi di Italiano per alunni stranieri, Attività di sostegno, Compresenze, Attività di approfondimento, Ore alternative all'insegnamento di “Religione”, Progetti (Esempio: Biblioteca, Lettura, Olimpiadi della Matematica, ecc.)
rispetto alle precedenti disposizioni (Decreto Ministeriale 24 Luglio 1998), riguardo al numero minimo di alunni per la formazione delle PRIME CLASSI, si passa da 25 a 27, mentre per il numero massimo di alunni , si passa da 28 a 30, ammettendo una variabilità fino al 10%. TORNA ALL'INDICELA SITUAZIONE FINANZIARIA DELLE SCUOLE La situazione finanziaria degli istituti appare evidente da quel che può definirsi uno degli incubi del contabile pubblico: la cancellatura forzata dei residui attivi, una specie di cancellazione della fiducia nello Stato e nella sua capacità di onorare tardi ma con sicura certezza gli impegni finanziari. Da quando nella scuola esiste a parole l'autonomia, e' venuto antifrasticamente a mancare anche quel po' di autonomia finanziaria che c'era prima, specialmente al tempo in cui l'istruzione tecnica e professionale gestivano anche gli stipendi del personale e nelle scuole si concepivano piani d'acquisto che, forse tardi, ma pian piano venivano finanziati dallo stato. Eppure, a parole, non esisteva la contabilità per progetti, ma i soldi per i piani d'acquisto non dovevano venire da improbabili sponsor. Se dunque qualche dirigente e' cattivo e licenzia docenti supplenti temporanei, non e' esattamente un problema di insensibilità ma di applicazione della categoria delle possibilità concrete di funzionamento delle istituzioni scolastiche. Ne' e' da pensare che un dirigente possa privilegiare queste spese rispetto ad altre, dato che, da quando, ancora antifrasticamente, esiste questa autonomia, i finanziamenti arrivano sempre più finalizzati (dunque “sporchi”, non spostabili dalla loro destinazione primaria, neppure se economizzati nell'anno finanziario precedente, come succedeva un tempo quasi a ricompensare l'istituzione gestita dal contabile virtuoso). La vera questione del contenimento di spesa, quella anche che più specificamente riguarda il tema della serata, sta comunque non certo in quel 15/18 per cento di spesa totale di ogni istituzione scolastica che concerne le spese di funzionamento e in generale i trasferimenti di denaro alle scuole per i piani annuali (quelli che prima si chiamavano bilanci di previsione), ma nella decurtazione del personale retribuito in pianta stabile, come personale di ruolo (o come si chiama ora) o annuale o fino al termine delle lezioni. Ho lavorato per undici anni in Valdelsa, nove dei quali anche dirigendo l'Istituto Cennini, un professionale con notevole radicamento nella zona e contatti con la piccola e vivace imprenditoria locale. La mia convinzione che la continuità assicurata dal ruolo facesse un gran bene alle scuole poteva dipendere dalla formazione letteraria, da un'ottica di statale statalista. In quei nove anni era però continuamente confermata dalla convinzione proprio di quegli artigiani e piccoli imprenditori talvolta addirittura ossessionati dalla precarietà del personale. Il loro terrore era che un tecnico, una volta formato o specializzato per due o tre anni nella loro azienda, se ne andasse per un altro lavoro o per un'altra ditta. C'era insomma una coscienza che riguardava il valore della persona e il profitto che se ne poteva trarne calcolata non solo sulle unità di personale o sulle unità orarie. Non sono mai stato d'accordo con le metafore economicistiche in campo educativo, ma devo domandarmi perché chi ci ha propinato per anni tali metafore non abbia mai apprezzato un innalzamento del tono di quelle metafore, fino a capire anche la vera natura del lavoro intellettuale e del lavoro specializzato. O si vuol estendere lo schema della privatizzazione sfrenata come macrotautologia anche al calcolo del costo del lavoro degli insegnanti, magari, anche qui, e nonostante i pessimi riscontri, affidandosi ad agenzie interinali o comunque esterne al settore pubblico. Ricordiamo i dati (e non vado a prenderli lontano). Nel mio liceo si pagano 117.000 euro ad una Ditta di pulizie (appalti di livello regionale) per risparmiare gli stipendi di tre bidelli (quelli che sono assegnati in meno in caso di affidamento esterno del servizio) che ammontano come spesa totale, con un calcolo approssimativo (compresa tassazione e oneri a carico del dipendente e dell'amministrazione) a non più di 50.000 euro. E non si dica che le bidelle sono sempre incinte e i bidelli sempre ammalati perché in caso di malattia o di gravidanza la ditta privata, secondo il nostro ordinamento, ha il personale assente retribuito dalla previdenza pubblica, quindi ancora dallo Stato anche se da diverso ministero. TORNA ALL'INDICECome saranno 6 licei per un totale di 11 indirizzi I licei di ora: classico, scientifico, scienze applicate, linguistico, artistico, delle scienze umane, musicale-coreutico I licei di prima: classico, scientifico, scientifico-tecnologico, linguistico, artistico, pedagogico Cosa cambia Liceo classico al triennio, inserimento della lingua inglese (in realtà già per l'80% dei classici sperimentali si studiava per l'intero corso di studi) diminuzione dell'italiano al biennio Considerazioni Il classico rimane un'isola felice Liceo scientifico al biennio riduzione delle ore di latino (da 4 ore settimanali a 3) drastica contrazione delle ore di informatica, che scompaiono dal triennio aumento sensibile delle ore di scienze nel triennio calo della lingua inglese Conseguenze Positive: aumenta lo spazio per alcune materie scientifiche qualificanti l'indirizzo Negative: il latino entra in “crisi di identità”; necessità di ripensare drasticamente il programma, decidendo se puntare sulla valenza culturale (civiltà e letteratura) oppure su quella linguistica (avente valore metodologico per le sue note ricadute sul pensiero logico) Liceo delle scienze applicate E' una via di mezzo tra uno scientifico e un tecnico, ma senza il latino, con meno matematica, poca informatica e nessuna seconda lingua. Rispetto al precedente liceo tecnologico presenta una riduzione da 34 a 27 ore. Considerazioni : <<dà il prestigio del Liceo ma senza i problemi del latino, illudendo che si farà pratica, mentre i laboratori diminuiscono>> Liceo artistico - 6 nuovi indirizzi - Assorbe gli Istituti d'Arte Conseguenze: - si perde la specificità di un indirizzo di studio altamente pratico in grado di immettere direttamente nel mercato del lavoro Liceo delle Scienze Umane - scompaiono del tutto gli insegnamenti di Musica, Disegno dal biennio; - scompare l'Area dell'Integrazione, utilizzata finora per l'educazione alla salute e per la prevenzione dei disagi (biennio) e per l'attività di tirocinio presso scuole e istituti per i servizi sociali; - riduzione delle ore di matematica (da 7 a 6 ore settimanali nel biennio; da 9 a 6 nel triennio); - forte incremento dell'area della Formazione (2 ore settimanali in più nel biennio, 3 ore in più nel triennio) Conseguenze positive: incremento delle ore dedicate alle materie caratterizzanti dell'indirizzo; negative: i contenuti dell'Area della Formazione (articolata al suo interno Psicologia, Antropologia, Sociologia e Metodologia della Ricerca) rimangono ad oggi non ben specificati dal Legislatore; scompaiono materie operative (Musica e Disegno) che costruiscono un supporto fondamentale al profilo professionale che questo indirizzo di studi si propone di formare. Liceo Linguistico Nel biennio: riduzione delle ore di italiano, latino, matematica e scienze; scomparsa totale del Disegno e del Diritto; inserimento della terza lingua Nel triennio: - scomparsa totale del latino - il monte ore totale delle lingue straniere rimane invariato Conseguenze: l'aumento delle ore dedicate all'apprendimento delle lingue straniere, prospettato dal legislatore, non risulta sensibile nel monte ore totale; la riduzione delle ore di italiano e latino compromette le basi per qualsiasi apprendimento linguistico. Liceo Musicale-Coreutico Non si sa quali e quanti (3 in tutta la Toscana?) Passaggio dall'ora di 50m all'ora di 60m non c'è una ricaduta effettiva sulla qualità dell'insegnamento (calo dell'attenzione); si perdono le ore messe a disposizione dai docenti a recupero dei 10m: impossibilità di organizzare compresenze, progetti e uscite didattiche; impossibilità di garantire la copertura per i colleghi assenti, a rischio di lasciare le classi scoperte per alcune ore o di gestire le assenze con uscite anticipate; L'offerta formativa nel suo monte ore globale deve essere uguale per tutti i ragazzi: pertanto (nel rispetto anche della nostra Costituzione) deve essere sempre garantito l'insegnamento alternativo alla Religione Cattolica, coperto da un docente competente. Leggendo tra le righe … Con questi dati, si può tentare una rilettura del comunicato ufficiale con cui, sul sito dell'Indire, vengono presentati i nuovi licei: tra le righe, intuisce come il legislatore abbia cercato di trasformare in punti di forza della riforma proprio quelli che agli utenti del servizio dell'istruzione pubblica (insegnanti, docenti e famiglie) appaiono invece i difetti. 1. “Tenendo ferme le competenze di base (…) è fondamentale diversificare la proposta formativa: i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali, i percorsi di istruzione e formazione professionale sono strade per dare a ciascuno la “sua” scuola , una possibilità qualificata per imparare e mettere a frutto i propri talenti. Non è appiattendo verso il basso e gettando tutto nell'indistinto che si può sconfiggere quel fenomeno di dispersione scolastica che sta interessando ancora troppi ragazzi, solo una proposta capace di motivarli e di farli crescere, anche se puntando su approcci diversi può vincere sugli abbandoni”. (da www.indire.it, Agenzia nazionale per l'autonomia scolastica) Cioè : Si legittima l'esistenza di percorsi scolastici differenziati non solo nei contenuti ma anche nella qualità, ovvero di una scuola di serie A, di una scuola di serie B e addirittura … di serie C! 2. “La seconda idea forza è che l'accumulo di materie e l'appesantimento dei quadri orari hanno spesso come effetto la sindrome “dell'infarinatura”: si crede di sapere un poco di tutto, senza in realtà “conoscere” nulla, si passano sette, otto ore a scuola al giorno di lezione e si torna, a casa senza l'energia per studiare da soli o in gruppo, senza insomma il tempo e la forza per imparare. Meglio allora “alzare l'asticella” su un numero più circoscritto di materie, consentendo a ciascuno di approfondire, rafforzare, riprendere quanto si apprende.” Cioè: meno scuola per tutti; ma chi ha i mezzi e le possibilità, faccia da sé! 3. “La terza idea forza è che l'autonomia è una risorsa . Per questo le singole scuole hanno ampia possibilità di progettare i percorsi a seconda delle loro caratteristiche e della loro storia, delle professionalità esistenti all'interno dei collegi dei docenti, delle sperimentazioni meglio riuscite, intervenendo sugli orari (in misura variabile, dal 20 al 30%), attivando altre materie elencate in un apposito repertorio, coinvolgendo esperti esterni, collegandosi col territorio e creando reti tra scuole, tra scuole, università, istituzioni culturali, tra scuole e mondo del lavoro”. Cioè : Ottima cosa l'autonomia progettuale, ma se supportata da adeguate risorse. In sostanza, i singoli istituti imparino ad arrangiarsi! N.B.: da definire le modalità e le risorse per l'attivazione delle materie supplementari, purché “nei limiti del contingente di organico assegnato all'istituzione scolastica”: quindi utilizzando esclusivamente il personale a disposizione e “rosicchiando” il tempo scuola delle altre discipline. 4. La quarta idea forza è agganciare tradizione e modernità . (…) Prevedere che una materia non linguistica sia insegnata in lingua straniera, ad esempio. O capire che l'informatica e i nuovi media tagliano trasversalmente la didattica e sono strumenti di insegnamento più che una materia a sé . (…) Sottolineare l'importanza di alcune competenze chiave, secondo quanto ci dice l'Europa, ma recuperare l'importanza delle conoscenze. Leggere e capire l'“Infinito” di Leopardi, ad esempio, ha un valore in sé, può aiutare a far crescere, infatti, quella coscienza critica di sé e della realtà che è sicuramente uno degli obiettivi da raggiungere qualsiasi percorso di studi si intraprenda. Cioè: Si auspica il ritorno alla scuola del passato, fatta di “sapere” più che di “saper fare”: le nuove tecnologie spariscono dagli orari scolastici o vengono compresse nei tempi, comunque ulteriormente ristretti, delle discipline più tradizionali. TORNA ALL'INDICECOME CAMBIANO GLI ISTITUTI PROFESSIONALI Uno dei principali intenti della riforma è stato la semplificazione degli innumerevoli indirizzi che si erano via via creati negli Istituti Professionali, per rendere più chiara la scelta e più flessibili le offerte in base al territorio e alle realtà di appartenenza. Una riforma “epocale” aveva già coinvolto l'istruzione professionale con il “Progetto 92”, i programmi, le qualifiche, i piani orari avevano avuto già una significativa modifica: le ore di laboratorio ed di attività professionali condotte dagli insegnanti tecnico-pratici furono notevolmente diminuite, privilegiando, nel biennio, una formazione generale nell'ottica dell'innalzamento dell'obbligo scolastico al biennio della secondaria superiore. Fu inserita, nel biennio di post qualifica l'”area professionalizzante” , un percorso di 500-700 ore totali da svolgersi parallelamente ed al di fuori dell'orario scolastico, avvalendosi della docenza di esperti esterni e di periodi di stage, per mettere finalmente in contatto istruzione e formazione con il mondo del lavoro. Questo percorso poteva essere gestito dalle regioni o dalle scuole stesse scegliendo una figura professionale da preparare in base alle esigenze o alle caratteristiche del territorio. Una grave sofferenza economica dei Professionali negli ultimi anni è dovuta alle sempre minori risorse destinate a questa importante attività che doveva comunque essere obbligatoriamente offerta agli studenti, per cui ci si è dovuti arrangiare (arte nota nelle scuole) facendo intervenire sempre meno esperti esterni (troppo cari), diminuendo le ore di lezione ed aumentando le ore di stage. Solo che non sempre e non per tutti i settori l'esperienza di stage è realmente formativa, le simulazioni guidate da docenti e/o esperti in laboratorio, risultano più utili, soprattutto per figure di una certa responsabilità. Nello specifico il nostro Istituto vanta una lunga tradizione e un forte legame con il territorio, il settore meccanico lo scorso anno è riuscito ad acquistare con un finanziamento della Fondazione del Monte dei Paschi una macchina utensile a controllo numerico di ultima generazione. COSA PREVEDE LA RIFORMA: 6 indirizzi professionali divisi in 2 settori: 1. SETTORE INDUSTRIA E ARTIGIANATO indirizzi: • “Produzioni industriali e artigianali” Articolazioni: “Industria” e “Artigianato” • “Manutenzione e assistenza tecnica” 2. SETTORE DEI SERVIZI indirizzi: • “Servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale” • “Servizi socio-sanitari” “Servizi socio-sanitari” (indirizzo generale) Articolazioni: “Odontotecnico” e “Ottico” • “Servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera” Articolazioni: “Enogastronomia”, “Servizi di sala e di vendita”, “Accoglienza turistica” • “Servizi commerciali” Inizialmente era stato comunicato che gli istituti avrebbero deciso in quale indirizzo confluire in base alla propria offerta formativa, la propria utenza, la realtà del proprio territorio, invece sono state poi stabilite le confluenze d'obbligo. Per la nostra scuola, il professionale “Cennino Cennini”, questo è negativo perché: - I settori Meccanico ed Elettrico apparterranno ENTRAMBI al settore “INDUSTRIA ED ARTIGIANATO” indirizzo “Manutenzione ed assistenza Tecnica” I nostri indirizzi sono orientati decisamente alla produzione, i nostri laboratori attrezzati per questo scopo, la preparazione e l'aggiornamento dei docenti, i legami con il territorio, il nuovo controllo numerico appena acquistato, tutto quanto indirizzato alla produzione. Questo patrimonio andrà perduto, ma non solo, ci troveremo sguarniti di laboratori e macchinari adatti alla formazione dell'addetto all'assistenza tecnica e manutenzione. - Il settore Moda confluisce anch'esso in “INDUSTRIA ED ARTIGIANATO” indirizzo “Produzioni Industriali” Veramente sfugge alla nostra comprensione come in Italia e soprattutto in Toscana, si possa pensare di legare L'ABBIGLIAMENTO E LA MODA ALLA PRODUZIONE INDUSTRIALE, scompare TUTTA LA PARTE ARTISTICO-PROGETTUALE (il disegno professionale, la storia dell'Arte, della Moda e del Costume), non si capisce bene a quale livello verranno effettuati laboratori di modellistica e confezione, si punta su competenze tecnologiche relative a materiali, macchinari, produzione . - Il turistico, indirizzo nato da una precisa esigenza del territorio e orientato all'agriturismo, confluisce nei "SERVIZI" indirizzo “Servizi Commerciali” , snaturando fortemente la propria identità, non sono previsti gli insegnamenti della Geografia e della storia dell'Arte, anche questo aspetto sfugge alla nostra comprensione, come riuscira a “piegare” la figura professionale verso il turistico, ma anche ad avere una base culturale adeguata per il settore, senza queste conoscenze? Prendendo in considerazione i quadri orari, veramente troppo complessi per essere analizzati nello specifico, si può notare che: 1. I bienni di TUTTI GLI INDIRIZZI sono pressoché identici, quindi perdono completamente la propria identità di appartenenza, come se lo studente del professionale fosse solo e semplicemente uno che non è in grado di studiare o non ha voglia, pura manodopera per qualsiasi tipo di lavoro. E' infatti è d'uso orientare al professionale genericamente, senza tener conto delle vere attitudini da sviluppare, dell'esigenza di attivarle fin dall'inizio, di far leva su quelle specificità per ridare motivazione anche allo studio. 2. La riduzione da 36 a 32 ore, va a tagliare infatti le ore di laboratorio soprattutto nel biennio (contrariamente a quanto più volte dichiarato dal Ministro “Più ore di laboratorio”), si passa da mediamente 6 – 8 ore a 3 ore di esercitazioni pratiche. Questo è penalizzante perché i ragazzi si aspettano comunque molta attività pratica: la realizzazione di qualcosa di concreto spesso motiva gli studenti. Per contrastare, come dichiarato la dispersione scolastica, sarebbe stato forse necessario offrire proprio nei primi anni più ore in codocenza (previste invece a partire dal terzo anno), in classi che saranno ancor più numerose, e con la presenza di molti studenti “difficili”, la possibilità di suddividere in gruppi di lavoro aiuta. 3. Nel secondo biennio e nell'ultimo anno, le ore di indirizzo restano quasi invariate, ma scompare l'area professionalizzante, sostituita solo dall'alternanza scuola-lavoro. 4. Si inseriscono materie di cui a tutt'oggi non si conoscono i contenuti ed i programmi, né chi le insegnerà. Un ultimo punto molto importante è la mancanza a tutt'oggi delle linee guida e dei programmi; questa è un'istanza puramente professionale: noi VOGLIAMO essere preparati ad affrontare una scuola riformata, ma ci troviamo sempre costretti ad improvvisare, ad adattare quello che si è sempre fatto a nomi nuovi che altri hanno dato. Si parla molto di legame con il territorio e di ricerca di risorse, con sano protagonismo delle scuole, per ottenere finanziamenti, collaborazioni e realizzare progetti. Ci chiediamo: in un territorio in cui la realtà produttiva è più passiva o in crisi, o le aziende poco lungimiranti, come potranno le scuole ottenere le risorse, le innovazioni di cui necessitano? Laddove c'è già un buon tessuto forse le occasioni saranno sempre maggiori, dove ci sono difficoltà economiche, di sviluppo di produzione le scuole saranno condannate a non poter offrire niente ai propri studenti? Scuola Pubblica forse è legame con il territorio, ma anche e soprattutto possibilità di sviluppo, personale, culturale e lavorativo anche creando delle occasioni. TORNA ALL'INDICE LABORATORI E I DOCENTI TECNICO PRATICI I docenti tecnico pratici ed i loro insegnamenti sono fondamentali e inalienabili in una scuola dell'apprendimento e dell'educazione. Essi sono una risorsa della scuola per la scuola. “ Se ascolto, dimentico; se vedo, ricordo; se faccio, capisco” è una frase semplice, ma che racchiude un modo irrinunciabile di pensare e fare didattica. Il Coordinamento Nazionale dei Docenti di Laboratorio, dopo aver preso visione degli schemi di regolamento per il riordino della scuola secondaria di secondo grado, pur convenendo sull'utilità di un'ottimizzazione dell'intero sistema, non può che esprimere la sua forte preoccupazione. Infatti dall'analisi emerge in modo evidente che la frase: “Più ore di laboratorio”, non corrisponde a realtà Ecco alcuni esempi sulla diminuzione delle ore di laboratorio con la riforma. Istituto Tecnico Industriale Nel biennio dell'istituto tecnico settore tecnologico, i laboratori di Chimica e Fisica vengono ridotti del 50%. Anche i docenti di Laboratorio meccanico tecnologico saranno fortemente penalizzati. Nel triennio i laboratori dei vari indirizzi vengono ridotti mediamente di circa il 30% rispetto al monte ore annuale. Istituto Tecnico Commerciale Negli istituti tecnici settore economico non è prevista alcuna attività di laboratorio. Viene soppresso il corso Mercurio-Programmatori, l'unico in cui vengono insegnate le materie di Informatica Gestionale e Laboratorio di Informatica Gestionale. Liceo Scientifico Tecnologico L'opzione liceo scientifico tecnologico, previsto nella riforma dei licei, non ha nulla a che fare con il liceo scientifico tecnologico (Brocca) che è al momento previsto negli istituti tecnici. Nel liceo scientifico tecnologico riformato non è prevista infatti alcuna ora di laboratorio. Eppure il punto di forza di questo percorso è sempre stato la massiccia presenza delle ore dedicate ad attività di laboratorio, svolte da docenti tecnico pratici in compresenza. Istituto Professionale Il primo biennio degli istituti professionali perde gran parte delle ore di laboratorio delle materie professionali. Vengono conservate solo poche ore di un generico “laboratorio tecnologico” che non riescono a dare la necessaria caratterizzazione ai diversi indirizzi. Questo danneggia l'utenza che sceglie il professionale proprio per avere da subito un approccio pratico alle materie e mette in difficoltà le scuole che volessero (come è giusto che facciano) rilasciare attestati di qualifica dopo il terzo anno di studio. Conversazione in Lingua Straniera Negli indirizzi tecnici e professionali si avrà la totale scomparsa delle ore di pratica delle lingue straniere. La figura del docente di madre-lingua, viene totalmente soppressa. Riflessioni conclusive Vogliamo in conclusione ricordare che la “vera didattica laboratoriale” non è il mero uso di un laboratorio e delle sue tecnologie, essa si basa sullo scambio relazionale tra docenti e studenti in una modalità di collaborazione attiva. Uno degli scogli fondamentali nell'apprendimento è, spesso, la mancanza di motivazione, a volte dovuta al fatto che l'allievo stenta a percepire l'utilità di ciò che,pur importante per il suo processo formativo,no è, di contro immediatamente modificabile. In questa fase di cambiamenti, ricordiamo che i docenti di laboratorio risultano essere i più penalizzati. Infatti su una media del 175 di diminuzione delle materie teoriche, le ore di laboratorio diminuiranno di una percentuale media di oltre il 30%. Proposta - di non disperdere l'enorme ricchezza umana e professionale e le competenze acquisite in anni di lavoro dai docenti tecnico pratici - l'utilizzazione di eventuali docenti soprannumerari per accompagnare il processo di cambiamento in atto nella difficile fase iniziale, prevedendo la possibilità di permanenza negli organici degli istituti di appartenenza I DOCENTI DI LABORATORIO SONO UNA RISORSA DELLA SCUOLA PER LA SCUOLA La scuola è un investimento della società per il futuro, per questo deve essere concepita in una prospettiva attiva, dinamica, in continua evoluzione e adattamento, una scuola che sappia coniugare le necessità di figure professionali qualificate e competitive, con la missione educativa irrinunciabile di trasmettere ai giovani,la capacità e l'impegno che comporta essere cittadini d'italia, d'Europa, del mondo. INTERVENTO SULLE CRITICITA' DEL SOSTEGNO ALLE SCUOLE SUPERIORI In prospettiva dell'applicazione della riforma “Gelmini” alle scuole superiori, si profila un ulteriore grave peggioramento della qualità dell'integrazione scolastica rispetto alle condizioni già pesantemente critiche dell'anno scorso. In particolare, tre gravissimi problemi sono già emersi durante il corrente anno scolastico: la mancata sostituzione della maggior parte dei docenti di sostegno assenti per malattia o altre cause , anche per periodi molto lunghi, dovuta alla mancanza assoluta di fondi per le supplenze, e alla considerazione del sostegno come “ultima ruota del carro” nella priorità con cui vengono assegnate le supplenze. Ciò in violazione delle leggi vigenti e in particolare del diritto allo studio degli alunni disabili. la riduzione del numero di ore assegnate a ciascun alunno disabile , che ha prodotto come conseguenza un'assegnazione di sole 8 ore pro-capite, indipendentemente dalla gravità dell'handicap degli alunni. Ciò significa che i disabili con necessità importanti di didattica individualizzata non hanno di fatto diritto allo studio per il 70% o addirittura l'80% delle ore di frequenza settimanale, se si considera che in queste ore non hanno alcun sostegno. La violazione sistematica dei limiti legali numerici delle classi : non solo della quota consigliata dalla normativa specifica di massimo 20 alunni per classe, ma anche, cosa grave e inaudita, della quota massima tassativa e inderogabile di 25 alunni in classi con più alunni disabili . Tale situazione, talmente inaccettabile da essere stata oggetto di un tentativo di riparazione, ormai ad anno scolastico ampiamente avviato, da parte del direttore generale del MIUR dott. Cosentino su sollecitazione dell'avvocato Nocera della FISH, non è per nulla cambiata nelle scuole superiori della provincia di Siena, nonostante il monitoraggio avviato dallo stesso Cosentino avesse evidenziato diverse situazioni di violazione plurima della normativa. Come se non bastassero queste premesse pessime tuttora irrisolte, la riforma, che produce numerosi esuberi e riconduce le ore di 50 minuti a 60 minuti, si abbatte sugli alunni disabili e quindi sui docenti di sostegno generando i seguenti effetti perversi: la scomparsa delle ore di recupero della quota di 10 minuti (dovuta alla riconduzione delle ore da 50 a 60 minuti) inasprirà la tendenza, già in atto, ad utilizzare i docenti di sostegno come tappa buchi delle assenze dei colleghi curricolari: nonostante ciò sia illegale, come ha chiarito più volte il MIUR, perché a danno degli utenti diretti dei docenti di sostegno (gli alunni disabili), di fatto lo scarica-barile dei problemi dal centro (MIUR) alle scuole che non hanno di fatto fondi per le supplenze sta creando le premesse per questa ulteriore e preoccupante violazione della normativa vigente la produzione, come effetto collaterale della riforma, di migliaia di docenti curricolari di ruolo in soprannumero, oltre ad aumentare le tensioni interne alla categoria dei precari e dei giovani docenti, che saranno le vere vittime dei tagli decisi dal MIUR, produrrà la tentazione di spostare molti docenti dalla materia al sostegno, forzatamente o contro la loro stessa volontà. Ciò potrebbe comportare non solo effetti molto negativi sulla didattica di sostegno (immaginiamo per esempio i docenti anziani che passano al sostegno per la prima volta e pure controvoglia) ma soprattutto la perdita di competenze e innovazioni tipiche dei docenti di sostegno specializzati ma precari, che rimarrebbero senza posto di lavoro, dopo anni di servizio e di esperienza specifici. Per evitare tutto ciò, non si può che richiamare le istituzioni al rispetto rigoroso delle leggi vigenti e al rispetto effettivo, come ribadito dalla sentenza 80/2010 della Corte Costituzionale, del diritto allo studio degli alunni diversamente abili. rispettare scrupolosamente la normativa già esistente sul limite di alunni per classe con il sostegno e sulle utilizzazioni dei docenti soprannumerari utilizzare gli eventuali docenti soprannumerari con il titolo di specializzazione che scelgono di essere utilizzati sul sostegno su POSTI AGGIUNTIVI rispetto all'organico provinciale di diritto e di fatto di sostegno, in linea con quanto ha deciso la Corte Costituzionale che ha abrogato le norme che stabilivano tetti artificiosi ai posti di sostegno. In pratica, si potrebbe rispettare la sentenza della Corte Costituzionale considerando gli eventuali posti aggiuntivi creati dall'utilizzazione sul sostegno dei soprannumerari come potenziamento dell'organico di sostegno per soddisfare l'incomprimibile diritto allo studio degli alunni con handicap grave, da individuare ovviamente con procedure rigorose per assegnare tali docenti aggiuntivi alle singole scuole. Monitorare la situazione EFFETTIVA della mancata assegnazione delle supplenze e dell'abuso dei docenti di sostegno come tappa-supplenze dei curricolari, per trovare le risorse che garantiscano la copertura effettiva dei docenti assenti, di sostegno e non: per far ciò basterebbe, anche in questo caso, utilizzare, una parte di docenti soprannumerari assegnati alle scuole come organico funzionale. TORNA ALL'INDICESono un Collaboratore Scolastico di un Istituto Comprensivo di Siena. Praticamente faccio parte del personale ATA “ Collaboratori Scolastici, Assistenti Amministrativi, Assistenti Tecnici “ della scuola di tutti gli ordini, quelli che secondo le opinioni dell'attuale governo non rendono niente allo Stato, i famosi “ FANULLONI “. Nel 2008/2009 il personale Ata ha già subito un taglio netto del personale precario corrispondente a 12.500 unità concretizzato non attraverso il licenziamento ma semplicemente con il mancato rinnovo de i contratti. Ad altri 15.000 lavoratori nel 2010/2011 non verrà rinnovato l'incarico, analogamente si prevede per il 2011/2012. Tutto questo secondo un'ottica di risparmio. Riflettiamo allora sui dati, sui servizi e sui costi. Un'impresa di pulizie fa spendere ad una scuola medio-piccola circa 80.000 euro l'anno, una cifra che garantirebbe un servizio qualitativamente migliore in un numero maggiore di scuole se affidato a collaboratori scolastici. A questo occorre poi aggiungere che all'inizio dell'anno i compensi pattuiti alle imprese di pulizia con appalti già concessi hanno subito una decurtazione del 25% con un'evidente grave ripercussione sulla qualità del servizio erogato. Mentre da una parte si taglia indiscrimitamente dall'altra si aumentano i numeri sempre però con lo stesso obiettivo. Si innalza il numero minimo degli alunni per classe con seria ripercussione sulla qualità del servizio, sull'igiene e la sicurezza. Se il numero degli alunni aumenta, e quindi ne aumentano anche i relativi bisogni, i collaboratori non aumentano proporzionalmente come dovrebbe accadere secondo logica poiché il loro numero verrà calcolato non in base agli utenti della scuola ma in base al numero delle classi. Nei calcoli a risparmio si dimentica inoltre che il collaboratore scolastico assolve durante l'esercizio delle sue mansioni, quali il mantenimento dell'igiene, un'insostituibile funzione di controllo e vigilanza, di riferimento e ordine all'ints erno dell'istituzione scolastica. I tagli producono effetti analogamente gravi anche per gli assistenti amministrativi. Grazie all'autonomia questi hanno assorbito quasi tutto il lavoro che faceva l'ex-Provveditorato (oggi Centro Servizi Amministrativi). Adesso le segreterie scolastiche assolvono molti più compiti con un personale notevolmente riodotto: devono preparare i pensionamenti, le ricostruzioni di carriera, il bilancio, la situazione dei finanziamenti con revisione annuale diretta del la Commissione della Corte dei Conti che controlla le finanze della scuola. Il personale dovrà avere doti magiche in grado di gestire sempre di più con sempre di meno. Lo Stato ha un debito pluriennale con le scuole che le pone oggi in condizioni di operatività mutilata ai limiti della paralisi, ma le previsioni sono ancora più nefaste poiché mentre si chiede oggi alle scuole di arrangiarsi grattando il fondo del barile già si pensa ad un condono che possa sollevare il Ministero dall'onere del debito contratto con esse. Previsioni negative anche per gli effetti della Riforma e della legge 133 sul servizio degli assistenti tecnici: coloro che mantengono efficienza e sicurezza nei laboratori scolastici provvedendo all'assistenza durante la didattica. Essi dovranno improvvisare pratiche che ne consentano il mantenimento, la riparazione ma anche l'ammodernamento e l'innovazione prasticamente in mancanza totale di fondi. Come se non fosse sufficiente questo a minare nel profondo la validità dei laboratori, si mette in discussione la presenza stessa degli assistenti tecnici, ritenendoli inutili raddoppiamenti della figura docente. Mettendo in discussione la compresenza si ignorano completamente le dinamiche dell'apprendimento pratico (eppure ci sembra semplice pensare all'inadeguatezza di un insegnamento compiuto attorno ad un tornio con una classe di trentacinque alunni, sia dal punto di vista didattico che della sicurezza). Tutto questo accade nonostante la consapevolezza che la conoscenza e il sapere si dovrebbero incentivare in un momento di crisi. Al contrario, invece, si riduce la scuola a essere sporca, non sicura e malfunzionante per i tagli inferti alle risorse economiche e umane. Stasera parliamo anche di precariato: parlando di scuola è impossibile prescindere dalla tipologia che accomuna un sostanzioso gruppo di suoi lavoratori. Del resto il coordinamento ha scelto di chiamarsi Salvascuola proprio allitterando ironicamente lo slogan “Salva precari” con cui un decreto ha inteso salvarne le sorti lavorative all'inizio dell'anno scolastico, sperando, nella sostanza e con determinazione, di essere decisamente più utile. L'aggressione alla scuola statale chiamata riforma Gemini cancellerà i precari. La riduzione oraria nelle superiori, così come nelle elementari e nelle medie (dove è operativa da un anno), abbinata al prosciugamento totale dei fondi per l'autonomia porteranno a questo. A settembre 2010 la scuola statale si vedrà sottratti 25.600 docenti, (così suddivisi: 8.700 circa alle elementari, 3.600 alle medie, 13.750 alle superiori) e 15.600 Ata. Nella secondaria di secondo grado in particolare gli effetti dell'applicazione frettolosa dei regolamenti produrranno effetti pesantissimi sia in termini di tagli che di qualità dell'offerta formativa, determinando una situazione caotica. Il problema del precariato nella scuola è “atavico”, ma nell'ultimo anno si è aggravato in modo esponenziale. La sofferenza dei precari della scuola non deve essere percepita solo come un problema del lavoro per un gruppo, se pur cospicuo, di persone, la sofferenza è sociale poiché la mancanza dei lavoratori che garantiva il ricambio generazionale, verrà sofferta soprattutto in termini di perdita di qualità, impoverimento dei saperi e dell'offerta formativa. Esistono professionisti che operano nella scuola da quindici, venti anni, sempre con incarichi a tempo determinato. Precari. Non sono meritevoli della propria punizione. Alcuni hanno scelto, ingenui puristi, etici professionisti, di insegnare la materia per cui si erano formati. Alcuni hanno vinto un concorso a zero posti, hanno atteso per anni che si attingesse da quella graduatoria per essere stabilizzati, vedendo trasformare alchemicamente il proprio oro in mercurio. Altri si sono formati a proprie spese conseguendo lauree specialistiche e adesso vedono buttare via la loro professionalità. Il movimento naturale con cui il precariato si incamminava verso la stabilizzazione si è sempre più rallentato, il passaggio è divenuto una strettoia ad imbuto ed infine si è chiuso. I l precariato della scuola è composto da personale qualificato con una o più abilitazioni. Avere alle spalle anni e anni di insegnamento precario vuol dire aver acquisito la capacità di adeguarsi velocemente ad ambienti e situazioni diverse, spesso “di frontiera”, aver sviluppato un alto grado di flessibilità nella strategia didattica, conoscere davvero il variegato mondo della scuola italiana. I precari sono insegnanti per scelta, non per risulta; hanno investito sogni e progettato in una carriera che vale la pena di percorrere perchè le vere e uniche gratificazioni arrivano dagli studenti e dalle famiglie. Il sistema istruzione richiede stabilità e valorizzazione del personale, investimenti, capacità di ascolto e di elaborazione, affinché possa essere messo in grado di svolgere appieno la propria funzione di luogo capace di costituirsi per le generazioni di questo paese come centro eminente della formazione. Luogo di cittadinanza e di identità. Il sistema scuola è il primo a perderci quando permette la precarizzazione della sua componente più sensibile con uno spreco drammatico di risorse professionali. I precari perderanno il lavoro ma la scuola perderà energia vitale: i precari svolgono lo stesso lavoro dei colleghi stabilizzati, non sono né tirocinanti né apprendisti, hanno funzioni-obiettivo, attuano progetti, con la sostanziale differenza che la loro professionalità è riconosciuta e tutelata con sostanziali amputazioni. Se i precari sono discriminati all'interno della scuola lo sono anche tra i lavoratori precari in generale: dopo tre anni di precariato in altri settori viene riconosciuto un diritto alla stabilizzazione, nella scuola no, non ci sono né tutele né garanzie, tanto che spesso è difficile testimoniare le condizioni di reclutamento in modo credibile al mondo esterno alla scuola. Valori come la continuità didattica, la qualità dell'insegnamento, l'alta qualificazione del personale in oggetto, non sono parametri utilizzati all'interno del sistema scolastico e lo saranno sempre meno, mortificati quotidianamente dai tagli. La ferita più brutale inferta dalla riforma alla scuola pubblica è la “banalizzazione” della professionalità. Tutto ciò che è stato reso superfluo da una sistematica campagna denigratoria può essere altrettanto superficialmente rimosso in modo apparentemente indolore. Assume i toni di un alleggerimento, di una disinfestazione. Si sta smantellando la scuola statale: non a caso da mesi la si sta distruggendo in ogni modo sui media. Il rischio educativo che gli insegnanti assumono nell'esercizio della propria professionalità è da decenni equamente ripartito tra personale di ruolo e precari. I secondi umiliati con anni di "precariato" lavorativo, sociale e psicologico, una sorta di limbo infinito, ora rischiano di essere cancellati come se non fossero mai esistiti o come se fossero la causa del "malessere" della scuola. Vittime di un terrorismo politico fatto di numeri e contabilità. Grazie all'attacco mediatico al termine "precari" si associano giovani imberbi e fannulloni che cercano, senza arte né parte, una qualche strada futura. Non si pensa, invece, a quelle migliaia di insegnanti laureati, specializzati, abilitati o pluriabilitati che da anni, con passione e professionalità, hanno permesso il normale funzionamento della scuola pubblica italiana, assunti temporaneamente da uno Stato che di loro aveva ed ha bisogno soltanto da settembre a giugno. Nessuna società o industria privata potrebbe mai farlo. Lo Stato, sì, lo fa da anni. Oggi l'essenzializzazione del sistema scolastico pubblico elimina delle bocche che non possono tacere. Voglio sottolineare uno dei tanti effetti della riforma Gemini che i precari non possono tacere: la selezione che si sta operando tra le discipline e all'interno dei relativi programmi, eliminando il “superfluo” si opera una censura mirata. La scuola è un luogo di incontro e di crescita di persone. Persone sono gli insegnanti e persone sono gli allievi. Compito degli insegnanti è quello di educare la persona, essere unico ed irripetibile. Per questo motivo essa non può avere come obiettivo unico l'essere in funzione della richiesta del mercato, oggetto di addestramento. Alcune discipline sono state rese precarie dalla riforma Gemini, relegate al ruolo di “optionals” snob per pochi, esercizio dimostrativo per esibire superiorità. La Musica, la Storia dell'Arte e, all'interno dei programmi, la letteratura in lingua, argomenti specifici. Perché? Non può essere un'azione casuale. Cosa rende pericolose queste discipline apparentemente inoffensive? Probabilmente il loro contributo allo sviluppo di un autonomo senso critico: saper vedere, saper ascoltare, valutare, essere creativi può essere destabilizzante. Del resto doveva essere con lo stesso sospetto che si accanirono contro le arti “rifiutate” o “degenerate” Napoleone III e Hitler. La cultura può essere fortemente eversiva in quanto capace di rendere liberi, dotati di autonomo senso critico in grado di far sorgere alla vista ciò che è evidente: “…il re è nudo!” TORNA ALL'INDICELa scuola, già attaccata dalle diverse riforme che si sono succedute negli ultimi quindici anni, viene di nuovo colpita, con una violenza senza precedenti. I tagli previsti da questo governo mettono a rischio non solo i posti di lavoro di migliaia di insegnanti e personale tecnico-amministrativo ma anche la qualità dell'istruzione pubblica, baluardo di ogni democrazia. Il Governo asserisce che i tagli erano necessari. Il 98% degli investimenti sull'istruzione, infatti, sono usati per gli stipendi degli insegnanti e poco o nulla rimane da investire in formazione. I nostri studenti, inoltre, risultano essere, dalle indagini Pisa-Ocse, agli ultimi posti nelle competenze di base. Questi dati inconfutabili andrebbero, però, analizzati alla luce di alcune informazioni dalle quali non si può prescindere se si vuole fare una analisi seria della situazione della Scuola pubblica in Italia. Non viene detto mai, per esempio, che nel nostro paese l'investimento pubblico per l'istruzione è largamente al di sotto della media europea. Secondo il rapporto Eurostat 2008 l'Italia si colloca al 21° posto subito dopo la Bulgaria. La spesa per l'istruzione è pari al 4,4% del PIL, mentre la media europea è del 5%. A questo si deve aggiungere che il dato comprende anche i finanziamenti pubblici per le scuole private. Nel periodo di tempo compreso dal 1995 al 2005 l'incremento per la scuola pubblica è stato solo del 1% a fronte del 5% per quella privata. Si potrebbe dire allora, che se un paese come il nostro investe molto poco sull'istruzione pubblica è normale che quasi tutti i soldi vengano usati per gli stipendi e quasi niente venga speso per la formazione. Il Governo asserisce anche che in Italia il rapporto insegnanti-studenti è il più alto degli altri paesi europei. Ma anche in questo caso non viene detto che nel nostro paese esiste una figura professionale, quella dell'insegnante di sostegno, che negli altri paesi non esiste e che per questo dovrebbe essere esclusa quando si va a calcolare il rapporto insegnanti-studenti. In Italia abbiamo, infatti, la legge 104, un vanto per il nostro Paese, l'unico a garantire ai diversamente abili l'inserimento all'interno della scuola pubblica per garantirne la piena integrazione nella nostra società. Troppi slogan, dunque, pronunciati con superficialità ed omettendo verità fondamentali, con lo scopo di giustificare provvedimenti che nel loro complesso hanno come unico risultato quello di dare il colpo di grazia a una scuola pubblica già agonizzante a causa di decenni di non politiche e di non investimenti sulla scuola. Già quest'anno solo nella provincia di Siena sono “sparite” 150 cattedre e 25 posti ATA. Ciò ha comportato: L'introduzione nella scuola elementare del maestro prevalente contro ogni logica educativa e l'abolizione delle compresenze o la loro riduzione, come nel caso della scuola materna. Nella scuola media sono state ridotte le ore di Italiano Gli studenti diversamente abili, indipendentemente dalla gravità del disagio, già nell'a.s. 2008-2009 si sono visti diminuire l'orario con l'insegnante di sostegno. Aule più affollate
Se questo governo , e i suoi provvedimenti sulla scuola, può avere un merito è quello di aver fatto riscoprire a noi lavoratori del settore dell'istruzione e più genericamente a noi genitori e cittadini l'importanza di alimentare valori che rappresentano il baluardo della democrazia. Valori come il diritto al lavoro e il diritto di tutti a un'istruzione di qualità , valori che evidentemente abbiamo dato per scontati e che non abbiamo difeso, in questi anni, con la dovuta forza e con il dovuto coraggio, facilitando il governo Berlusconi nella realizzazione di questo disastro. E' opportuno che i cittadini si fermino a riflettere su costi e benefici di scelte che non sono neutre rispetto al funzionamento delle scuole stesse. Non per difendere gli insegnanti e neanche per salvaguardare la scuola che hanno. Dovrebbero a nostro avviso rilanciare: chiedere di più di quello che hanno, rivendicare per i loro bambini e ragazzi una scuola capace di accompagnarli con attenzione e competenza nella loro crescita all'interno di un mondo complesso e difficile. La scuola pubblica è un valore per questo paese e per gli individui che lo compongono. Ma i Cittadini sono stati realmente informati di quello che sta accadendo e delle conseguenze che ciò avrà? Noi crediamo di no |
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